Giovanna Andreassi

“…Giovanna Andreassi dipinge usando supporti di scarto e pennellate acriliche antitecnica.
Il risultato ottenuto nelle composizioni figurative è la rappresentazione camaleontica di essa stessa. …”

Irene Disco

“…Giovanna Andreassi paints using the media of waste and anti-technical, acrylic brush strokes. The result obtained in the figurative compositions is the chameleon-like representation of herself. …”

Irene Disco

 

“…Giovanna è una pittrice che cerca nelle sue tele di rappresentare l’emozione del momento con il taglio biografico.
Uno studio che cerca di cogliere l’attimo fuggente della vita, ritrovando una visione introspettiva dell’emozione provata in un determinato momento.
La tecnica che lei usa passa dall’utilizzo dei colori acrilici che permettono un lavoro veloce, ai colori ad olio che danno più calore e sensualità ai suoi lavori.
Uno sguardo superficiale ai suoi elaborati trasmette una visione narcisistica del suo operato, ma guardando più attentamente, si può intuire una ricerca coscienziosa dell’aspetto più profondo che riguarda la natura dell’uomo e della pittrice stessa.
Nei suoi soggetti non ricerca solo uno stile pittorico personale, ma studia e approfondisce il taglio fotografico in modo da far trasparire la familiarità dell’emozione.
Giovanna utilizza la pittura per portare la fotografia ad una tecnica pittorica fatta di sfocature e colori ricercati. Così facendo, lei ci invita a soffermarci e ad operare una riflessione di queste immagini che sembrano svanire e ci lasciano il ricordo fugace dell’emozione vissuta. …”

Enrico Rossato

“…Giovanna is an artist who tries, in her paintings, to represent the emotion of the moment within the biographical frame. A study that tries to capture the fleeting moments of life, rediscovering an introspective insight into the emotions felt at a determined moment. The technique she adopts moves from acrylic colours that allow her to work swiftly, to oils whose colours give greater warmth and sensuality to her work. A superficial glance at her works might detect a narcissistic vision in her paintings, but looking more attentively, one can sense a conscious search into the deepest aspects of the nature of Man and the painter herself. In her subjects, she is not only in search of a personal, pictorial style, but studies and interrogates the photographic frame in order to make the familiarity of the emotions transparent. Giovanna uses painting to carry photography towards a pictorial technique of blur and studied colours. In this way, she invites us to pause and reflect on these images, which seem to vanish and leave us a fleeting memory of an emotion experienced. …”

Enrico Rossato

 

Dal catalogo IN VIAGGIO VERSO L’IMPERFEZIONE

“Difficile restare indifferenti di fronte ai lavori di Giovanna Andreassi.
Certo alla ricerca di una sua personale e specialissima dimensione, la sua esperienza si sposta e si addentra nei territori artistici più contrastanti.
Il mondo artistico della Andreassi sembra oscillare tra la ricerca di un tempo perduto che affiora, non tanto nella nostalgia del ricordo, quanto nella esplicitata dichiarazione della sofferenza e del dolore. Questo tema trova in lei due strade alternative: una fase di ricerca puntuale ed involuta che ci riporta, tra gli altri, all’universo della nostra infanzia ed ai nostri giochi (ma il colore è sempre rivelatore di un percorso lontano da un tracciato consolatorio) ed un’altra in cui la ricerca di se stessi, o frantumazione, avviene nel più classico dei modi: attraverso il tema del viaggio. Così nascono quadri che, sotto un’apparente e rassicurante veste pittorica, rivelano via via stralci di una seconda realtà, quella che cattura, trasforma e fagocita tutto quello che attraversa, che trattiene ciò che gli serve ed espelle crudelmente, denunciandolo, ciò che rifiuta.
Questo viaggio naturalmente porta la Andreassi a contatto con una diversa sfera artistica che dall’oggettivo si sposta sempre più al soggettivo, la ricerca si muove lentamente e non avviene più sul mondo in divenire (in cui si vive) ma in una dimensione più cupa (in cui tutto è muto e fermo) in cui l’autoscatto rivela l’assenza di speranza, l’arrugginita cancrena del mondo.
Sicuramente molto coinvolgente, questa ultima fase dell’artista risulta però a cavallo di un certo gusto contemporaneo che è concentrato sull’effetto “trash” dei soggetti proprio perché il linguaggio vuole essere letto come denuncia al malessere che affligge l’umanità. Il suo obiettivo così dimostra lucidamente, padrona di una purezza e sensibilità, che merita di puntare oltre.
Comunicare con l’altro (mondo-individuo) e in questo dialogo ritrovarsi e riscoprirsi in lotta con la propria identità in continuo divenire, in un gioco-incubo in cui il bene e il male, l’ironia e il dramma si tengono per mano sembra essere l’obiettivo della sua nuova ricerca ma…può esistere un termine?”

Silvia Campana
Maggio 2007

 

From catalogue VOYAGE TOWARDS IMPERFECTION

“It’s difficult to remain indifferent when confronted with the works of Giovanna Andreassi.
It’s clear that in the search for her own particular, personal dimension her experience is moving her into an artistic realm of great contrasts.
The artistic world of Andreassi seems to oscillate between the search for a lost epoch that surfaces, not so much as nostalgia but as the explicit declaration of suffering and pain.
She pursues this theme along two alternative paths: one, an undeveloped but detailed research that takes us, amongst other places, to the Universe of our childhood and its games (but the hue is always redolent of a journey far from the possibility of consolation) and a second, which is the classic search for one’s self, or fragments of one’s self, that takes form in that most classic of ways, the journey.
In this way, some very interesting canvasses are born that under an apparent and reassuring pictorial form, slowly reveal glimpses of a reality beyond, that captures, transforms and consumes the reality it crosses, that keeps that which it needs and cruelly rids itself of the superfluous, which it denounces.
The journey naturally carries Andreassi into contact with a different artistic sphere that moves from the objective to the subjective, the search shifting gradually so that it is happening no longer in a world of change (in which we live) but in a darker dimension (in which everything is inanimate and still) and in which the self portrait reveals an absence of hope, the crusted gangrene of the world.
Certainly very moving, this latest phase of the artist is the result of a certain contemporary taste that is concentrated on the ‘trash’ effect of the subjects, exactly because her symbolism should be read as a denunciation of the discomfort which afflicts humanity.
This is surely the aim of the artist who has shown herself mistress of a purity and artistic sensibility that merits, thanks to her professionalism, a higher goal.
To communicate with the other world-individual and through this dialogue find and rediscover oneself by struggling against one’s own continuously changing identity, a nightmare game in which good and evil, irony and drama go hand in hand, seems to be the aim of her new search but….is this really her final destination?”

Silvia Campana
May 2007

“…Giovanna Andreassi, veronese, pittrice laureata alla Cignaroli, ha presentato dipinti dove è evidente una forma di body-art molto forte di visualizzazione esperienziale dove la drammaticità esistenziale è espressa crudamente non solo mediante il proprio corpo posto in ambienti igienici pubblici durante fasi di quotidiana necessità, ma anche con l’uso simbolico quale il colore giallo, tono che naturalmente stimola alla gioia, ma che si muta, secondo la codificazione urbana, in segnale di pericolo a non passare oltre e per l’artista in un grido paranoico di denuncia e rinuncia ai rapporti in apparenza naturali, ma nel contesto attuale deleteri ed alienanti. …”

Adriano Foschi

“…Giovanna Andreassi, from Verona, a Cignaroli graduate of painting, has displayed works in which a form of body-art is evident, replete with experiential visualisation, where the existential drama is crudely expressed, not only through her own body placed in public toilets during moments of the calls of Nature, but also with the symbolic use of the colour yellow, a hue which naturally incites joy, but which is changed, in the urban traffic furniture, into a sign of danger, to go no further, and for the artist, into a paranoid shout of denunciation and renunciation of the relationships that appear natural, but in the present context are harmful and alienating. …”

Adriano Foschi

 

 

III° Premio “Materiali in Arte” 2009
Motivazione: con riferimento alla Pop Art ha saputo creare una speciale e originale impostazione di fantasia reinventando un quadro di Mondrian.

Vera Meneguzzo

“Si mette in vetrina l’arte del riciclo”, articolo a cura di V.M, L’Arena, 03 Maggio 2009, pag 57.

 

3rd Prize “Materiali in Arte” 2009
Reason for the prize: referring to Pop Art she has been able to create a special and original fantasy reinvention of a Mondrian’s picture.


Vera Meneguzzo

“Si mette in vetrina l’arte del riciclo”, article written by V.M., L’Arena, 3rd May 2009, page 57

 

 

Un linguaggio che comunica perfettamente con il nostro io più profondo, scatenando emozione e riflessione… Sui mille volti della contemporaneità pittorica, Giovanna Andreassi apre il focus di un terzo occhio che principia dal ‘framing’ (il soggetto scelto), rinnovandolo in successivo fissaggio iperrealista per infine concluderlo in evocativo surrealismo… Giovanna, anima del mondo, appartiene solo a se stessa… Consapevole della vertigine fascinatoria delle capitali europee ne fissa con l’obbiettivo della mente e del cuore l’essenza vitale, aprendo a molteplici sfaccettature cromatiche… Il passaggio della Swinging London , viva voce dei nuovi trend, in affianco alla nostalgia degli omnibus a due piani e delle rosse cabine telefoniche; la Parigi dei p’tites cafés affacciati su piazzette e boulevards, o, ancora, la solarità mediterranea e la frenetica movida di Ibiza e Barcellona….Sono specchi concavi del riflettere notazioni emozionali, sfogliando via via le pagine di un carnet de voyage: pagine e pagine, il passato, quella scala infinita appesa solo apparentemente nel vuoto che forse toglie spazio al presente ma indica una traccia fremente per il futuro… Opere, anni di un’esistenza nel vento del ricordo…Il soffermarsi a comporne i frammenti, nella luce di una metafora… Colpisce e continua a sorprendere la forza creativa di questa donna minuta, ballerina e atleta, che traspone fragilità pensose ad artistica sensibilità. Mi ricorda la grande Yvonde Cumbers, la fotografa inglese dei primi ‘900, che seppe cogliere il passaggio dei tempi con una vena di incisivo, elegante anticonformismo…I suoi modelli femminili, talvolta trasfigurati in chiave mitologica (celebri, le 23 Dee…), altre volte plasmati sui modelli dell’arte antica e moderna, per giungere, negli anni ’20 e ’30, al Surrealismo di Man Ray. Si ritrova un’eco potente di questa traslitterazione iconografica anticonvenzionale nelle opere ‘backstage’ di Giovanna Andreassi, : sequenza cinematografia vera e propria (sulla scia del “Chorus Line” di Attenborough – giocata sul polinomio perfezione, somma di sudore, lacrime, speranza, disillusione…). Il librarsi di stati d’animo con lo straordinario alleato, il colore. Denso, pirotecnico, scaturito secondo simbologie culturali a prima vista divergenti – tra umorismo velato, irrisione trattenuta e allusiva sessualità che, soprattutto oggi, appaiono il manifesto di un’epoca che tutto sembra permettere e, forse, nulla concede… Ma, calcando le scene oltre Atlantico, Giovanna approda a New York, calandosi con vigile aspettativa in quell’universo melting pot soggetto a perenne mutamento. New York, bella e dannata, mai uguale a se stessa, ricca di scorci stupefacenti e di oscuri anfratti colmi di denuncia sociale che apre, nella produzione di Andreassi, all’ispirazione più fertile, Non quella trionfalistica con stelle e strisce ma un angolo di memoria vibrante che Giovanna sviluppa con sensibilità musicale, cogliendone le note estreme, e forse apparentemente ‘scomode’ che furono di Warhol, Basquiat e Keith Haring. Sono le tessere sul mosaico di una quotidianità lacerante, piccoli magneti esplosivi che si aggrappano con moto ascensionale lungo innumerevoli pareti di luce, nell’illusione ottica dello skyline… Un’artista che qui dovrebbe tornare per sempre, perché sa ignorare nel lampo della mente e del cuore la doppiezza malsana dei luoghi del trionfalismo Midtown stars&stripes, (” Manhattan Transfer” di Dos Passos) , per ritrovarsi libera in un volo di gabbiani sull’imbarcadero per Staten Island. That’s the End…Danza, Giovanna…La musica di Bernstein è nell’aria, porta il profumo delle onde e il sole illumina il truck giallo degli operatori ecologici (“Un giorno a New York” ma ancor più “Fronte del Porto”)…

Caterina Berardi

A language that communicates perfectly with our innermost self, triggering emotion and reflection … On the many faces of contemporary painting, Giovanna Andreassi opens the focus of a third eye which begins from the ‘framing’ (the chosen subject), renewing in a hyperrealist subsequent attachment and further more, to complete it in an evocative surrealism … Giovanna, soul of the world, belongs only to herself … Aware of the fascinating vertigo of the European capitals, this Artist fixes with the aim of mind and heart the essence of life, opening up many facets color … The passage of Swinging London, its voices of the new trends on the air next to the nostalgia of the two-floored omnibus busses and the red phone booths; the Paris of p’tites cafés overlooking squares and boulevards, or even the Mediterranean sunrise and the bustling nightlife of Ibiza and Barcelona …. All these concave mirrors notations reflect the emotional ones, little by little browsing the pages of a carnet de voyage: pages and pages, the past, that seemingly infinite scale hanging in the void that maybe taking up space but, in the meanwhile, this indicates a track trembling for the future … Works, years of existence in the wind of memory … The pause to compose the fragments, in the light of a striking metaphor … and continues to surprise the creative force of this petite woman, dancer and athlete, so able to transpose to fragility thoughtful artistic sensitivity. It reminds me of the great Yvonde Cumbers, the British photographer of the first 900, who was able to grasp the passage of time with a streak of incisive, elegant unconventionality … Her female models, sometimes transformed into a mythological key (famous, the 23 Goddesses …) sometimes shaped on the models of ancient and modern art, in order to reach, in the ’20s and ’30s, the totem of Surrealism: Man Ray. We find an echo of this powerful transliteration, the sign of an unconventional iconography in Giovanna Andreassi’s ‘backstage’ paintings : film sequence itself (in the wake of “A Chorus Line” by Attenborough – played on polynomial perfection, amount of sweat, tears, hope, disillusionment …). The float of moods with the extraordinary ally, the color. Dense, fireworks, sparked the second cultural symbols at first sight divergent – between veiled humour, retained derision and a crunch allusive sexuality, particularly today, all that ‘plot’ appears to be the poster of an era when everything seems to allow and perhaps concedes nothing … But, treading the scenes across the Atlantic, Giovanna arrives in New York, descending with watchful expectation in that melting pot dimension subjects to a constant change. New York, the beautiful and the damned, never equal to itself, full of stunning views and dark ravines full of social protest that opens, in the production of Andreassi, more fertile inspiration, not the triumphalistic with stars and stripes at an angle of vibrant memory which allows her to develop a sort of musical sensitivity, capturing the extreme notes, and perhaps seemingly ‘uncomfortable’ that were of Warhol, Basquiat and Keith Haring. Nothing but the mosaic tiles on a daily piercing, small magnets that cling with explosive upward movement along innumerable walls of light, along the optical illusion of the skyline … An artist who is expected to return here forever, because she’s able to ignore the flash of the mind and the duplicity of the heart related to the unhealthy places of Midtown ‘stars&stripes’ triumphalism (“Manhattan Transfer” , by Dos Passos), to find herself, finally, in a free flight of gulls on the pier to Staten Island. That’s the End, for now … If you gonna dance, Giovanna, Bernstein’s music is in the air strolling and carrying the scent of the waves, while the sun illuminates the yellow truck stopped by an invisible ecological operator (“A Day in New York” ,but, more “On the Waterfront”) …

Catherine Berard

Andreassi, la mentalità cosmopolita si sposa con la spiritualità New Age

Giovanna Andreassi è quel si dice artista completa, performer di razza naturalmente portata alla creatività. “Since 1969”, personale allestita alla galleria Jelmoni, ne dimostra versatilità e talento. Qui espone soprattutto dipinti ma è anche una valente fotografa, un’apprezzata ballerina e altro ancora. Le sue tele – in gran parte acrilici anche di grandi dimensioni – rispecchiano mentalità cosmopolita e spiritualità New Age. Non ingannino le impattanti tematiche – grigiastri wc e nudità femminili – da considerarsi, anzi, attualissime ricerche. In molte c’ è genuina rabbia metropolitana, in altre solitudine espansiva o irrisolta conflittualità vicina alla “Street Art”. Altrove corporeità all’apparenza licenziosa invero portatrice di positività e risonanze interiori nel drammatico conflitto col perbenismo borghese. Andreassi produce anche in senso informale e nell’astrazione compositiva ma c’è meno forza in questi generi. Spiccano ecletticità e circolarità di interessi, approcci di varia matrice: “Underground” per toni cupi, “Neo Pop” per vivacità cromatica, “Crossover” per curioso mix stilistico. “Since 1969” è più di una personale, è quasi un’antologia per un’artista – nata nel 1969 – che considera la sua vita una “belle inconnue” (bella incompiuta). Nel senso cioè di una continua progressione nel costante arricchimento tecnico e semantico.

“Andreassi, la mentalità cosmopolita si sposa con la mentalità New Age”, articolo a cura di F.B., “Libertà”, 26 Marzo 2014, pag. 46.

 

Andreassi, the cosmopolitan attitude goes perfectly along with the New Age spirituality.

Giovanna Andreassi is, as the saying goes, a complete artist, a true performer who is gifted with creativity. “Since 1969”,  a solo exhibition set at the Jelmoni gallery, demonstrates her versatility and her talent. Here she exhibits especially paintings, but she is also a good photographer, an appreciated dancer and much more. Her paintings, mostly big acrylic, denote a cosmopolitan attitude and a New Age spirituality. The impactful subjects – grayish bathrooms and naked women – must not deceive, instead they should be considered modern researches. In many of them there’s spontaneous metropolitan anger, in others there are expansive solitude or unresolved conflicts close to the “Street Art”, and elsewhere there is an apparently licentious physicality which actually brings positivity and inner resonances in the dramatic conflict against bourgeois righteousness. Andreassi produces also informally and through abstract composition, but there is less strength in this genres. Eclecticism, all-around interests and different approaches stand out: “Underground” for the dark tones, “Neo Pop” for the chromatic brightness, “Crossover” for the peculiar mix of styles. “Since 1969” is more than a solo exhibition, it’s almost an anthology of an artist – who was born in 1969 – who considers her life a “belle inconnue”” (beautiful and unfinished). This has to be intended as a constant progression towards technical and semantic enrichment.

” Andreassi, the cosmopolitan attitude goes perfectly along with New Age spirituality”, article by F.B. “Libertà”, March 26th 2014, page 46.

 

 

Una pittura luminosa, totalmente equilibrata, caratterizza le opere di Giovanna Andreassi, in cui la figura femminile, moderno simulacro che sembra guardare alle suggestioni della pubblicità e di un pop colto e sinteticamente efficace, è interpretata con grande attenzione alle simmetrie della costruzione figurale e alle contrapposizioni cromatiche…

Silvia Arfelli

A luminous kind of painting, tonally balanced, characterises the art by Giovanna Andreassi, where the female figure – a contemporary semblance which seems to be considering suggestions from advertising and a cultured and synthetically effective pop art – is interpreted paying great attention to symmetries, figure constructions and juxtaposed colours…

Silvia Arfelli

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